Ancora una settimana senza concerti. I primi livestream di un certo livello stanno iniziando ad apparire (vedi i Katatonia), ma come per questa rubrica non è la stessa cosa. Tuttavia non possiamo fare altro che accontentarci e goderci Jan Akkerman, Uriah Heep e Blackfield.  (Se volete vedere le pubblicazioni dei live in tempo reale vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook)

Jan Akkerman

Fatevi un favore: cliccate “play”. L’artista non lo conoscete, è facile passare oltre, andare avanti e scrollare verso qualcosa di familiare; è difficile impegnarsi in qualcosa di nuovo, il cervello fa molta più fatica. Beh, è giunto il momento di farla questa fatica.

Jan Akkerman è il leggendario chitarrista dei Focus, band Prog Rock olandese famosa principalmente per la yodellante “Hocus Pocus”; è solista da quasi quarant’anni e si produce in un jazz fusion che non ha eguali.

Il qui presente è un documento strepitoso. Pezzi suoi, un classicone jazz, due dei Focus (riarraingiatissimi) e tanto, tanto groove. Groove e emozione. Nella sua musica c’è tutto: tecnica sopraffina, grandissimo gusto per le melodie, ritmo, sentimento, tutto. Il relativo album live (non esattamente identico) è tra i dischi dal vivo migliori di sempre per me, di qualsiasi genere.

Non posso descrivere oltre: come il suo ultimo disco “Close Beauty”, recensito su MangiaCassette con tutti gli onori, qua siamo in zona capolavoro. Ascoltate e ditemi.
Peccato che sembra un David Gilmour povero, altrimenti riempirebbe le arene di tutto il mondo.

(Luca Di Maio)

 

Uriah Heep

Gli Uriah Heep sono uno di quei gruppi che non mi capacito come siano stati inspiegabilmente dimenticati. Negli anni settanta erano enormi, solo poco più piccoli degli altri mostri sacri inglesi. La qualità dei loro primi sei dischi altissima, e dei cinque successivi comunque notevole. Fino al 1977 sono stati tra i più costanti del mondo Classic Rock. Poi niente.

Esplorare questa cosa merita sicuramente un lungo articolo, questo video serve solo a farvi capire quello che dico. David Byron è un frontman strepitoso per quanto eccentrico, Mick Box ha una carogna da paura, Gary Thain è giustamente considerato uno dei migliori bassisti di quegli anni e Ken Hensley ha scritto quasi tutti questi pezzi meravigliosi.

Purtroppo ci sono pochissimi documenti video di questa lineup leggendaria che invito tutti a riscoprire. Partite da “Demons and Wizards”, “Sweet Freedom”, “Look at Yourself” e “The Magician Birthday”. Non ne uscirete più.

(Luca Di Maio)

Blackfield

A una settimana esatta di distanza torniamo su Steven Wilson. Blackfield è il suo progetto pop/rock assieme al cantautore israeliano Aviv Geffen ormai in piedi dal 2001.

Banalmente “Pop/Rock” è una definizione estremamente riduttiva e fuorviante in quanto stiamo sempre parlando di Steven Wilson. Soprattutto nei primi album, dove il suo contributo è stato molto alto, siamo su territori che definirei più Art Pop o Art Rock. Pezzi brevi e incisivi, tendenzialmente orecchiabili, scritti benissimo e che sfoggiano arrangiamenti di altissima qualità.

I primi due dischi appunto li consiglio a chiunque, trattandosi di un genere assolutamente trasversale. I due successivi sono invece piuttosto deboli e banalotti, mentre l’ultimo “Blackfield V” del 2017 è tornato a un buon livello. Questo concerto del 2007 invece è strepitoso.

Per quanto mi riguarda è una delle migliori esibizioni dal vivo di Steven Wilson, considerando tutti i suoi progetti. L’energia che la coppia trasmette è palpabile, gli altri membri del gruppo tengono molto bene, i pezzi sono tutti di altissimo livello e semplicemente il tempo passa alla grande. Ripeto: è un concerto strepitoso.

Nonostante sia un altro progetto che forse non conoscete, seguite il mio consiglio e provate.

(Luca Di Maio)