Siamo nella terza settimana di “Concerti in Quarantena” e continuiamo a spaziare ampiamente tra i decenni e i generi con dei Pain Of Salvation con l’orchestra, i Pink Floyd degli anni ’90 e il miglior live della storia degli Iron Maiden. Se volete vedere le pubblicazioni dei live in tempo reale vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook.

Pain of Salvation

Be. Essere… ma cosa siamo? Perché siamo qui? Qualcuno ci ha creato? E perché allora nei momenti bui questo qualcuno non ci aiuta?
Nei periodi difficili come questo, credenti o no, sono domande che ci poniamo continuamente.

Probabilmente sono proprio questi momenti che nel 2004 avranno portato i progster svedesi Pain of Salvation a comporre “Be”; un opera che definirei “esistenziale”. Si parte con la creazione dell’individuo, che evolvendo si pone sempre più domande, e inizia ad avere un rapporto sempre più complicato con la divinità. Tante domande e poche risposte provocano frustrazione alternando un sottosopra di emozioni che spazia dalla rabbia alla depressione. Riuscirà “Be” a darci qualche risposta?

Ve lo dico già, no.
Non dategli importanza.

Ora chiudete gli occhi, mettete le cuffie e senza chiedervi niente, immergetevi in un viaggio dal non facile ascolto, ma estremamente appagante. Lasciatevi andare in balia dell’orchestra in un torrente di generi musicali, guidati solamente dalla voce di Gildenlow. Ed evitate per un’ora abbondante di pensare… limitandovi ad “essere”.

(Fabio Baroncini)

Pink Floyd

Come noi anche i Pink Floyd hanno deciso di fare qualche regalo ai fan per rendere la quarantena più sopportabile; uno di questi è proprio la versione restaurata di “Pulse” gratis su YouTube. E volete che MangiaCassette non lo riproponga?

Avevo scritto un pippone lunghissimo in cui parlavo di quanto preferisco i Gilmour Floyd ai Pink Waters, denigrando alcuni dischi e esaltandone altri, ma niente, cancelliamo, non è il momento. Godiamoci questo evento spettacolare, piangiamo e emozioniamoci su “Sorrow”, “High Hopes”, “Us and Them”, “Comfortably Numb” e tutte le altre. Basta, non abbiamo bisogno di altro. Esteticamente sono i Pink Floyd al massimo del loro splendore in quello che è stato il loro canto del cigno.

Riprendendo quanto scritto da Fabio lunedì, prendiamoci questi 90 minuti in silenzio e limitiamoci a “essere”.

(Luca Di Maio)

Iron Maiden

Qual è il miglior live degli Iron Maiden? No, sbagliato, non è “Live After Death”. No, nemmeno quelle robe scandalose degli anni novanta. E no, nemmeno “Rock In Rio”. Andiamo più indietro, al 1982 con “Beast Over Hammersmith”.

Il CD si trovava solamente incluso nel cofanetto “Eddie’s Archive” uscito nei primi anni 2000, mentre una parte del video è nel DVD “The Early Days”. Quello che condivido è un frankenstein creato da un fan che unisce quanto sopra con alcune canzoni trasmesse in TV, poi escluse dal DVD. Questo significa che a volte avremo un video scadente oppure non lo avremo per niente. Non importa.

Questa è la prestazione del vivo che farebbe innamorare dei Maiden anche i sordi. Registrato all’Hammersmith Odeon di Londra prima dell’uscita di “The Number of The Best” rappresenta la prima testimonianza dal vivo ufficiale con Bruce Dickinson e l’ultima con Clive Burr. E wow. Mostruosi sul palco, in forma smagliante, un Dickinson vocalmente inarrivabile e un Burr indemoniato.

Non hanno ancora le scenografie alle quali ci abitueranno negli anni successivi e non importa, sono devastanti. Due pezzi su tutti: “Phantom of the Opera” e “Hallowed Be Thy Name”. Ascoltare per credere. Non so quanto pagherei per essere in mezzo a quel pubblico e ascoltare “Hallowed Be Thy Name” in anteprima. Ah, che roba.

(Luca Di Maio)