Il meglio del 2022

Di |2022-12-30T13:43:51+01:0028 Dicembre 2022|Le Playlist, Monografie (Varie), Musicassette|0 Commenti

Come ho già discusso l’anno scorso, in un percorso come quello che ho intrapreso da qualche anno a questa parte è sempre difficilissimo tirare le fila di un anno musicale. I generi sono molteplici, le generazioni di artisti sempre di più, e una graduatoria perde sempre di più di significato. Così ho parlato di totale soggettività: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Questa volta però sono stato assalito da un altro dubbio: che differenza c’è tra bellezza e rilevanza?

Non si tratta di un discorso così diverso da quello fatto sul gusto un po’ di tempo fa, ma si concentra solo sulla qualità. Esistono dischi belli e irrilevanti? Direi di sì. Per quanto io adori gli Iron Maiden, il primo posto di Senjutsu dello scorso anno rappresenta il discorso alla perfezione. Il mondo della musica non è cambiato grazie a quel disco strepitoso; ne ho goduto io, ne hanno goduto tanti altri, ma se venisse rimosso dalla storia, non credo che ci sarebbe un butterfly effect particolarmente potente. Al contrario, sempre guardando allo scorso anno, IRA di IosonouncaneFor the First Time dei Black Country, New Road sono dischi le cui ripercussioni penso si sentiranno ancora per tantissimo tempo. Dei potenziali classici.

Quindi? Mi è passata in testa un’idea folle. Due classifiche: una di dischi belli e basta, e un’altra di dischi che scommetto potranno rimanere in qualche modo nella storia, o quantomeno risultare rilevanti per il futuro della musica.

Avrei dovuto sostanzialmente sdoppiare questa Top 10, cercando in modo totalmente arbitrario di determinare questa curiosa divisione. In alcuni casi è facile. Il vincitore (SPOILER ALERT) questa volta è un disco che difficilmente uscirà dallo zeitgeist: Ants from Up There dei Black Country, New Road, ancora loro. Un disco che in un’epoca meno liquida e frenatica sarebbe già un classico immortale. Il lavoro solista del chitarrista degli Airbag Bjorn Riis invece va da tutt’altra parte. Si tratta di un disco incantevole, l’album prog rock dell’anno; delicatissimo, Gilmouriano senza eccedere, impreziosito da alcuni bellissimi duetti e dalla sua dolcissima voce. Ma solo i suoi (purtroppo pochi) fan se ne ricorderanno tra un po’ di tempo. E via così.

La domanda è: vale davvero di meno? Non ho una risposta certa, e alla fine credo che dipenda. In senso assoluto immagino di sì, ma per ogni singolo essere umano che gode ascoltando la musica, è più importante la storia o la musica? La musica. Ma allo stesso tempo senza musica che cambia la storia, poi tutto ristagnerebbe e tutti godremmo di meno. Quindi? Non lo so.

Io questo 2022 in musica me lo sono goduto tantissimo. Forse ho ascoltato meno dischi rispetto all’anno precedente, ma questa Top 10 trovo sia veramente forte. Se volete vedere in prima persona il mio amore per questi dischi, provate il canale Instagram, altrimenti leggete pure sotto. Ci sono due playlist e un sacco di piccole classifiche. Buon ascolto e Buon Anno.

Luca Di Maio

TOP 10 ALBUMS 2022

10. Rancore – Xenoverso (Hip-Hop, Italia)

“All’inizio dell’anno esce la trilogia di Xenoverso con quella X Agosto 2048 che dopo il centesimo ascolto riesce a farmi venire tutt’ora la pelle d’oca. I peli dalle braccia fino a tutta la schiena mi si drizzano nel secondo esatto in cui inizia la recitazione del X Agosto di Pascoli, riprodotta nella sua interezza all’interno del concept del pezzo. L’arrangiamento, il flow, l’emozione; ho la pelle d’oca adesso, al solo pensiero di descriverla. Indubbiamente la miglior trasposizione in musica di una poesia classica.”

9. Riot City – Electric Elite (Heavy Metal, Canada)

La New Wave of Traditional Heavy Metal per quanto mi riguarda rimane una delle poche cose ad avere un senso all’interno dell’universo metal classico. Non perchè io sia un nostalgico maledetto, questa top 10 lo dimostra senza dubbio, ma perchè fa dell’integrità e del porco d** i suoi punti di forza. Niente pagliacciate alla Powerwolf o Sabaton, niente demenzialità alla Nanowar of Steel, niente paraculismi rispetto a quanto “popolare” nel mondo del metal. Si tratta di ragazzi con la sola voglia di spaccare il culo, di divertirsi, ma anche di prendere sul serio quello che è il concetto stesso di heavy metal. E Electric Elite potrebbe essere il manifesto del genere. Arriva tranquillamente al livello dei migliori lavori di Enforcer e White Wizzard, di fatto nell’olimpo del genere. Lo fa con dei pezzi dal tiro incredibile, con un cantante vocalmente straripante, e con una carogna senza eguali. Nel mondo del metal classico difficile fare di meglio.

8. Trentemøller – Memoria (Elettro-Shoegaze, Danimarca)

Fino a qualche anno fa per me Trentemøller era un DJ elettro, niente di più. Ricordo di aver ballato alcuni suoi pezzi carichissimi ai tempi del Velvet di Rimini, ma non avevo mai pensato che potesse essere anche qualcosa di diverso. Invece Obverse, uscito nel 2019, e soprattutto questo Memoria sono riusciti ad aprirmi un mondo. Questo è un disco che fa dell’eclettismo il suo punto di forza; è elettronica di qualità, ma è soprattutto anche shoegaze. Il suo shoegaze è concettuale, in quanto di chitarre distorte ce ne sono, ma non poi così tante, tuttavia il cuore emotivo riporta indubbiamente a quei timidoni inglesi di fine anni ottanta / inizio novanta. Memoria sorprende con un imprevedibilità che mi ricorda To The Bone di Steven Wilson, pur c’entrando veramente poco sotto il profilo musicale. Forse si dilunga un po’ troppo, ma difficilmente stanca.

7. Held By Trees – Solace (Post-Rock, UK)

Held By Trees è un progetto messo in piedi dal produttore e polistrumentista inglese David Joseph, e si presenta con l’ideale continuazione di Laughing Stock dei Talk Talk e del disco solista di Mark Hollis. Proprio grazie a una descrizione simile decisi di ascoltarlo e mai scelta fu più azzeccata. Siamo al cospetto di un disco Ambient Post-Rock strumentale realmente guidato dallo spirito di Laughing Stock e Mark Hollis. Joseph non lavora per rimozione, anzi, inserisce qualche passaggio Gilmouriano che non credo si sarebbe potuto presentare su un lavoro di Hollis, ma in realtà riesce a impreziosire ancora di più il disco. Non è un ascolto semplicissimo, necessita di impegno, ma la ricompensa è alta.

6. SONJA – Loud Arriver (NWOTHM/Post-Punk, USA)

“Una roba mai sentita prima. Sembrano i Led Zeppelin del cazzo, ma con molta più carogna, quasi punk. Ma allo stesso tempo hanno quel qualcosa di sperimentale che aveva sentito nel demo dei Warszawa. Basterebbe offuscare un po’ quella voce bianca del cazzo, spappolare un po’ quella chitarra di mio nonno, e tutto sarebbe spettacolare. Come in trance agonistica inizia a registrare e smanettare con tutti gli effetti che si trova sottomano.” […] “Nessuno seppe mai nulla di quelle poche tracce, nessuno. Fino a oggi. Melissa Moore, Grzesiek Czapla e Ben Brand hanno messo le mani sul documento originale di quella assurda giornata decidendo di dargli nuova vita. Il nome del progetto è SONJA, il disco s’intitola Loud Arriver, e anche nel 2022 rappresenta qualcosa che (quasi) nessuno aveva mai sentito prima.”

5. RanestRane – Apocalypse Now (Progressive Rock, Italia)

Napalm è forse il loro miglior pezzo di sempre; in venti minuti troviamo tutto quello che le RanestRane rappresentano. Per quanto si possano definire un gruppo neo-prog, fortunatamente non finiscono né nell’orchestralità esasperata tipo Marillon di Brave, né nella dicotomia riff/assoli onanisti propria di tanti altri gruppi. Napalm racconta il Colonnello Kilgore secondo Daniele Pomo, batterista, cantante e autore di tutti i testi. Noto con piacere che il buon Daniele concorda con me nel considerarlo il personaggio più malvagio del film. Per quanto Willard cerchi di vederlo diversamente, non c’è redenzione per lui, e il riff che accompagna le sue scene principali è la cosa più inquietante del disco.”

4. Ville Laihiala & Saattajat – Ei meillä ole kuin loisemme (Heavy Metal, Finlandia)

“Il suo primo disco solista non è un ritorno al passato, non è un carrozzone nostalgico, né liricamente, né musicalmente. È la resa dei conti definitiva, sia lirica, che musicale. È Scars al cubo post-S-Tool.
“Piangi se puoi, piangi, non lamentarti. Non ho nient’altro che i miei parassiti, il mio altro oscuro. Non pregherò per la felicità, non ho nient’altro che i miei parassiti, il mio altro stanco, non implorerò, non pregherò.”
È un uomo che si fa carico di tutti i suoi fardelli e li butta fuori nella sua lingua madre, senza filtro, senza nemmeno la velleità di essere capito. Lo sta facendo solo per sé stesso, ed è proprio per questo che funziona come mai aveva funzionato prima.”

3. Zeal & Ardor – Zeal & Ardor (Avantgarde Metal, Svizzera)

“Dopo aver cercato la mia mascella per i quasi quaranta minuti rimanenti, sono andato indietro ad ascoltare i dischi precedenti. E a quel punto lo sconvolgimento per questa mia grave mancanza si è fatto soverchiante. Entrambi dischi pazzeschi, ma che, semplificando molto, erano “solamente” una perfetta fusione di spiritual e black metal. Sì, spiritual e black metal. Mentre il disco eponimo, già dal titolo, segna un nuovo punto zero andando a trascendere quella che poteva diventare una ripetizione della difficilissima equazione ormai risolta.
Con il nuovo album le coordinate non esistono. Esiste solo la classe. Anche descrivere le singole canzoni trovo che sia un esercizio futile e quasi offensivo per la grande completezza dell’opera. Il signor Gagneux sfoggia una voce pulita pienissima meravigliosamente soul, che solo quando strettamente necessario diventa qualcosa tra lo scream e il growl. Musicalmente non troviamo solo i riff oscuri e gli immancabili blast beat, anch’essi comunque ridotti allo stretto indispensabile; troviamo anche momenti dilatati tra il blackgaze e il post-rock, alternati a passaggi squisitamente blues e altri gioiosamente spiritual.”

2. Bjørn Riis – Everything to Everyone (Progressive Rock, Norvegia)

Everything to Everyone è un disco di rock progressivo moderno in grado di sfidare i giganti, pur nella sua semplicità. Appartiene a quel mondo che io chiamo spesso Post Prog, oppure più altezzosamente Progressive emotivo. Non si ascolta Bjorn Riis per cercare tecnica e complessità, non lo si ascolta aspettandosi pezzi compositi con più cambi di tempo che minuti; lo si ascolta per essere toccati dentro. È un po’ come paragonare Wish You Were Here alle cose più barocche di Emerson, Lake & Palmer. Il piano è completamente diverso.”

1. Black Country, New Road – Ants from Up There (Post-Rock, UK)

“Un gruppo che tiene due delle sue migliori canzoni per il secondo album ha una marcia in più. Quasi tutti i più grandi della storia avevano una montagna di pezzi prima della pubblicazione del primo disco, ma puntualmente e comprensibilmente sparavano tutte le migliori cartucce sul debutto. E spesso seguivano dei secondi dischi leggermente sottotono pieni di seconde scelte. I Black Country, New Road no. Prima della pubblicazione di For The First Time avevano già scritto Snow Globes e Basketball Shoes, ma con quell’arroganza che solo la gioventù non riesce a domare, decidono di tenerli da parte.”

TOP CANZONI 2022

Black Country, New Road – Snow Globes
Black Country, New Road – Basketball Shoes
Bjørn Riis – The Siren
Björk – Atopos
RanestRane – Napalm
Porcupine Tree – Chimera’s Wreck
Ville Laihiala & Saattajat – Ei meillä ole kuin loisemme
SONJA – Wanting Me Dead
Riot City – Beyond The Stars
Riot City – Lucky Diamond
Rancore – X Agosto 2048
Tim Bowness – Only a Fool
Fontaines D.C. – In ár gCroíthe go deo
Ludovico Einaudi – Flora

TOP ALBUM 2022 per GENERE

Metal

Zeal & Ardor – Zeal & Ardor (Avantgarde Metal, Svizzera)
Ville Laihiala & Saattajat – Ei meillä ole kuin loisemme (Heavy Metal, Finlandia)
SONJA – Loud Arriver (NWOTHM/Post-Punk, USA)
Riot City – Electric Elite (Heavy Metal, Canada)
Messa – Orphalese (Avantgarde/Doom Metal, Italia)

Post-Rock

Black Country, New Road – Ants from Up There (UK)
Held By Trees – Solace (UK)
Toundra – Hex (Spagna)
Kwoon – Alive (Francia)
God is An Astronaut – The Beginning of The End (Irlanda)

Progressive

Bjørn Riis – Everything to Everyone (Norvegia)
RanestRane – Apocalypse Now (Italia)
Porcupine Tree – Closure / Continuation (UK)
Tim Bowness  – Butterfly Mind (UK)

Post-Classical / Modern Classical

Federico Albanese – Before And Now Seems Infinite (Italia)
Natalia Tsupryk, Angus MacRae – II (EP)  (Ucraina, UK)
Olafur Arnalds – Some Kind of Peace (Piano Reworks) (Islanda)
Ludovico Einaudi – Underwater (Italia)
Jessica Moss – Galaxy Heart (Canada)

Italiani

RanestRane – Apocalypse Now (Progressive Rock)
Rancore – Xenoverso (Hip-Hop)
Messa – Orphalese (Avantgarde/Doom Metal)
Federico Albanese – Before And Now Seems Infinite (Post-Classica)

Concerti

Iosonouncane, Bologna, 10/06/2022
Porcupine Tree, Milano, 24/10/2022
Godspeed You! Black Emperor, Bologna, 01/10/2022
Rancore, Bologna, 29/06/2022

Serie TV

1. Better Call Saul
2. Boris
3. The Orville

Luca Di Maio

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Fondatore della webzine Metal Will Never Die nel lontano 2001, ha deciso di aprire MangiaCassette per sfogare la sua passione per la musica e per il cinema. Ultimamente è perso in una esplorazione musicale senza fine: dai minimalisti al post rock, dall'elettronica al progressive, dal jazz al metal.
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