La prima menzione del Post-Rock su MangiaCassette risale a un mio articolo sul Progressive Rock moderno di quasi tre anni fa, lo definii “un genere derivante dalla scena alternativa, normalmente contraddistinto da pezzi strumentali, chitarre oltremodo distorte e tanta atmosfera. Mogwai, Explosions in the Sky, Godspeed You! Black Emperor e God is an Astronaut ne sono alcuni validissimi esempi.” Tanto corretto quanto scorretto.

Il Post-Rock è nato come non-genere; era contraddistinto più da quello che non era, che da quello che era. Aveva connotazioni completamente diverse a seconda del lato dell’oceano Atlantico in cui ci si trovava, e ha continuato a mutare fino a circa una ventina di anni fa, quando si è consolidato in un genere vero e proprio che potrebbe essere vagamente descritto nel modo che ho riportato.

Il termine è stato coniato dal leggendario giornalista inglese Simon Reynolds, inizialmente affiancato a “Post-Techno/Rave” (e questo dice già tanto) per definire gli Insides e i Seefeel, per poi essere definitivamente utilizzato in solitaria come tentativo di arginare la vaga meraviglia di Hex dei Bark Psychosis. Siamo nel 1994 e i due utilizzi non potrebbero essere più diversi. Se c’è un gruppo di questa prima ondata che rimane vivo e vegeto nel Post-Rock contemporaneo sono i Bark Psychosis; Hex dilata i suoni e le emozioni, le canzoni non sono più vere canzoni, e riesce a mantenere uno squisito bilanciamento tra chitarre e suoni sintetici. Mentre quanto prodotto da Insides, SeeFeel, Pram e molti altri era veramente tutt’altro. Era veramente “utilizzare strumenti rock per fare cose non-rock”, era spesso al limite tra il rock e l’elettronica sperimentale, era veramente Post-Tutto. Se poi ci spostiamo a Louisville, Kentucky e agli Slint, ecco che non ci capiamo davvero più niente. Anch’essi sono considerati tra i padri fondatori del genere, ma provengono dalla scena Post-Hardcore e contribuiranno anche all’esplosione di Slowcore e Math Rock. Nel loro cercare di non essere un gruppo rock non potrebbero aver cannato di più, per fortuna.

Nei primi anni Novanta fare Post-Rock (e ricordiamoci, nessuno faceva Post-Rock) era sempre in un qualche modo sovversivo, ma non sovversivo come la musica degli anni ’60/’70, l’impegno sociale era pari a zero; era sovversivo in quanto diverso. Era una fuga dalle convenzioni musicali, dal protagonismo del musicista, una fuga anche dal successo o quantomeno un fare di tutto per non inseguirlo. In un certo senso mi ricorda l’approccio dei collettivi kraut rock degli anni Sessanta. Ed è proprio da lì che partiamo. Andiamo indietro, a quello che considero Proto Post-Rock; capiamo da dove viene e poi lanciamoci su cosa è diventato. E no, non partiamo dal kraut rock, ma leggermente più indietro, e no, non dai Beatles questa volta, ma dagli altri: i Velvet Underground.

Proto Post Rock

The Velvet Undeground

Nel marzo del 1967, pochi mesi prima della rivoluzionaria uscita di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, i Velvet Underground e Nico pubblicavano il loro disco di debutto. La rivoluzione era cominciata. Dove i Beatles sono stati fondamentali per lo sviluppo del concetto di album e di tutto quello che è stata l’ortodossia pop/rock, il gruppo di Lou Reed ha fatto lo stesso per le avanguardie. Già l’anno precedente si cimentavano in jam session da oltre 40 minuti al grido di “sopra i tre accordi è jazz”, e l’anno successivo sul secondo disco troviamo i 17 minuti di Sister Ray con il suo ripetersi incessante e furioso attraverso suoni nuovi e volumi pazzeschi.

I Velvet Underground possono essere considerati il primo vero gruppo alternativo della storia grazie alla grande tensione creativa tra Lou Reed e John Cale. Il secondo ha portato in dote studi classici di violoncello con John Cage e LaMonte Young, mentre Reed ha fatto valere la sua estetica rock minimalista di cui sopra. Il risultato sono due album incredibilmente avanti con i tempi, ma che perderanno la battaglia ideologica con Sgt. Pepper, e anche con Pet Sounds dei Beach Boys. Verranno rispolverati una decina di anni dopo in epoca Post Punk diventando una delle basi per la scena alternativa americana guidata dai Sonic Youth.

Kraut Rock

Contemporaneamente i collettivi tedeschi stavano partorendo il kraut rock. I nomi sono tanti, ma quelli che trovo maggiormente rilevanti nello sviluppo del Post-Rock sono i CAN. Vengono spesso accostati al rock progressivo perché apparentemente più simili a un gruppo “normale” rispetto ai vari Amon Duul o alla branca più elettronica di Kraftwerk e Tangerine Dream, ma ne portano ben poche caratteristiche. La ripetizione e l’intensità sono il cuore della musica dei CAN, con la batteria che alimenta un motore assolutamente inarrestabile. Allo stesso tempo siamo però al cospetto di musicisti validissimi in grado di scrivere sezioni quasi progressive, che inevitabilmente finiscono per perdersi in una folle jam alla maniera dei Velvet Underground.

Ritroviamo loro segni sia nella scena di Simon Reynolds, che in quella di distorsioni e riverberi.

Brian Eno

Poi ovviamente abbiamo Brian Eno. Non si può parlare di avanguardia senza colui che viene spesso considerato il padre dell’ambient e il più grande sperimentatore in ambito di suono e timbro. L’ambient è un elemento fondamentale nel Post-Rock, così come il concetto di suono; e ritornano principalmente nelle produzioni a partire da fine anni ’90 per diventarne un vero e proprio pilastro. Il suo lavoro con Robert Fripp No Pussyfooting è avveniristico nelle combinazioni di chitarre e sintetizzatori, così come il suo album Another Green World, alcuni pezzi con i Roxy Music e il suo immenso contributo su Low di David Bowie.

La rilevanza di Brian Eno riguardo il Post-Rock è anche filosofica. Soprattutto i gruppi tanto amati da Simon Reynolds non facevano altro che sperimentare soluzioni opposte alle normali regole della musica istituzionale, e Eno di questo ne ha fatto una vera e propria filosofia. Venendo spesso additato negativamente come “non musicista”, ha deciso ben presto di abbracciare questa definizione nonostante abbia in realtà suonato quasi tutti gli strumenti conosciuti all’uomo. Si considera un “compositore professionista” che “conosce tante teorie sulla musica tranne la notazione”.

Semplicemente fondamentale sia musicalmente che filosoficamente per lo sviluppo di tutte le avanguardie a partire dagli anni ottanta.

Post-Punk

Il Post-Punk per certi versi può essere considerato un unicum con il Post-Rock in quanto la soluzione di continuità è spesso artificiosa; probabilmente dovuta più alla definizione di Reynolds che a ragioni strettamente musicali. Però si possono identificare due correnti principali che hanno portato elementi importanti a quello che poi è stato identificato come Post-Rock. Quella chitarristico-texturale dei The Durutti Column e Dif Juz, e quella più avanguardistica sperimentale di Public Image Ltd. Che poi si uniscono in parte in gruppi come Sonic Youth, Swans e Ut.

Dif Juz e Durutti Column hanno spogliato il punk da tutti gli eccessi inglobando suggestioni ambient, mentre John Lydon (AKA Johnny Rotten) lo ha estremizzato con i PiL tornando alle follie d’avanguardia del kraut rock, ma sempre con un occhio al futuro. Pezzi come Fodderstompf e buona parte dell’album Metal Box sono emblematici nel loro non sottostare ad alcuna regola, andando a essere sovversivi nel suono, piuttosto che nel messaggio.

I Sonic Youth con un pezzo come I Love Her All The Time hanno invece anticipato tanto di quello che uscirà quasi un lustro più tardi nel Post-Rock più chitarristico figlio degli States. Le distorsioni sono già fuori scala, ma allo stesso tempo troviamo delle sezioni estremamente controllate che vanno a generare quei climax tanto fondamentali all’economia dei pezzi Post-Rock.

Dream Pop / Shoegaze

Non esagero dicendo che gli A.R. Kane sono uno dei gruppi più sottovalutati di sempre. La loro importanza per tutto quello che succederà nella musica a partire dalla fine degli anni Ottanta non sarà mai abbastanza riconosciuta. Questo duo improbabile riusciva a scrivere canzoni orecchiabili e sostanzialmente pop, ma senza la necessità di rimuovere gli spigoli. Divagazioni free jazz, produzione dub, feedback e rumorismi sottolineano il carattere “off” della loro musica, ma non ne soffocano la sensibilità prettamente pop.

Grazie a tutto questo hanno messo le basi per creare le atmosfere su cui i My Bloody Valentine hanno costruito lo shoegaze. Loveless è sostanzialmente 69 degli A.R. Kane suonato estremizzando effetti e distorsioni. Il tutto è andato ad alimentare il Post-Rock con quell’emotività purtroppo abbastanza assente dalle produzioni più avanguardistiche delle due decadi precedenti.

Post Hardcore

La scena Post Hardcore americana rappresenta la principale ascendenza di quel Post-Rock “diverso” nato oltreoceano. Nonostante quasi tutto passi per i pluri-menzionati Sonic Youth, il Post-Rock deve la sua vita anche a gruppi più ruvidi e più squisitamente punk. In particolare Steve Albini con i suoi Big Black e la produzione del primo album degli Slint ne è un diretto responsabile. Musicalmente il collegamento si ritrova principalmente nella chitarra, che in mezzo a tutta l’aggressività inizia a muoversi in modi inaspettati. Lo stesso vale per i Bastro di David Grubbs e John McEntire, che diventeranno letteralmente Post-Rock quando cambieranno il nome in Gastr del Sol, ma già prima davano l’idea di poter trascendere in qualcosa di diverso.

Non era ancora un’avanguardia, alla fine erano rock band che volevano spaccare il culo, ma dimostrava potenziale di poterlo diventare.

Talk Talk e Slint: ci siamo quasi

Questi due nomi sono spesso considerati tra i padri fondatori del genere e ironicamente Simon Reynolds li esclude entrambi dalla sua definizione. Tuttavia, per il resto del mondo e per il nostro discorso lo sono, ma non lo sono sempre stati.

I Talk Talk ci hanno messo anni a scrollarsi di dosso quella dannata patina New Romantic, ma con un’evoluzione graduale è stato uno dei primi gruppi a rinunciare alla gloria per inseguire un sogno musicale. Già nel ’86 con The Colour of Spring era evidente il loro desiderio di smettere di essere un gruppo pop, poi concretizzato due anni dopo con Spirit of Eden. Se non fosse per quello che è venuto dopo, potremmo già parlare di Post-Rock; i silenzi iniziano a essere più importanti dei suoni, i dialoghi tra i vari strumenti prendono direzioni inaspettate e le canzoni iniziano a non essere più tali.

Come loro, anche gli Slint di Tweez appartengono ancora al passato; si trovano nell’universo Post-Hardcore, ma gli sta già tremendamente stretto. In un momento in cui si gareggiava a chi pacchiava più forte, loro rallentavano. Chi li ha visti dal vivo in quel periodo notava delle dinamiche nuove; mantenere il controllo era più difficile rispetto a liberare tutta la violenza, e anche loro ebbero bisogno di una mossa coraggiosa per riuscire a manifestare quello che avevano dentro. Sciogliersi?

Per sapere come Slint e Talk Talk hanno chiuso un capitolo aprendone un altro, per capire chi li ha accompagnati, e per entrare nella testa di Simon Reynolds, vi invito a tornare tra una settimana per la seconda parte.

Le parti saranno tre, ognuna accompagnata da una playlist dedicata con oltre 100 canzoni atte a descriverne le fasi. Qui sotto trovate quella Proto Post-Rock. La seconda parte tratta della prima ondata Post-Rock di inizio anni Novanta e la terza di quanto successo fino ai giorni nostri.

Luca Di Maio

Parte 1 – Il Proto Post-Rock dai Velvet Underground a Talk Talk e Slint
Parte 2 – La prima ondata di inizio anni ’90
Parte 3 – La seconda ondata dalla fine degli anni ’90 a oggi

Breve bibliografia relativa a tutte e tre le parti:

Martin, Bill, Avant Rock: Experimental Music from the Beatles to Bjork
Leech, Jeanette, Fearless: The Making Of Post-Rock
Chuter, Jack, Storm Static Sleep: A Pathway Through Post-Rock
Reynolds, Simon, Blissed Out: Raptures of Rock

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