Siete anche voi tra i pochi vecchi sentimentali ancora affezionati ai supporti fisici? CD, vinili, DVD, Blu-ray, CASSETTE e altre robe esotiche? Bene, anzi, benissimo. Dove li acquistate? Se per pigrizia e convenienza avete venduto l’anima al diavolo Amazon, vi chiedo di leggere quanto segue e riconsiderare.

Durante le mie dure critiche al sistema capitalistico e a miliardari come Bezos, Musk e Gates, ricevo spesso la stessa obiezione “zitto tu che compri tutto su Amazon!”. Touché. Non posso portare nessuna buona ragione reale se non la mera convenienza economica personale, che va però a discapito di un sistema ben più grande di me e di voi. Allora ho iniziato a pensare. Non voglio rinunciare a tutto, ma voglio fare qualcosa nel mio piccolo. Bingo! La musica! Mi sono detto che non acquisterò mai più musica su Amazon, bensì cercherò di farlo nel modo che meglio riesce a beneficiare gli artisti, il sistema musica genuino e i negozi di dischi locali.

Questi tre obiettivi non sono necessariamente soddisfabili contemporaneamente, quindi ho provato a razionalizzare cosa sia meglio fare a seconda di chi vogliamo realmente supportare. Cominciamo da chi la musica la crea.

Il meglio per gli artisti

Se si tratta di musicanti che lavorano con etichette indipendenti il modo migliore per supportarli è senza dubbio acquistare direttamente da loro. Sono spesso pagati dalle case discografiche con copie fisiche dei loro dischi, a volte sono contrattualmente obbligati ad acquistarne grandi quantità a “prezzi speciali” in cambio di promozione, quindi più ne vendono e meglio è. Se possibile compriamoli ai concerti, ma ordinarli dai loro siti o sui social va comunque benissimo. In questo modo tutto il guadagno va a loro. Tendenzialmente hanno quantità limitate di materiale e se arriviamo mesi o anni dopo l’uscita potrebbero non avere più nulla a disposizione, quindi cosa facciamo?

A questo punto direi di acquistare dalla casa discografica. Questo garantisce che si alimenti il sistema produttivo della musica, non si disperde margine tra inutili intermediari online, e l’etichetta vede che il vostro artista preferito vende bene. Con i nostri soldi continuiamo a fare del bene.

E se invece non vi interessano artisti indipendenti cosa è meglio fare? Se aspettate solo il nuovo album di Lady Gaga, dei Pearl Jam, degli Iron Maiden o dei Depeche Mode? In questo caso cambiano le regole, gli artisti non vendono direttamente, si viaggia su numeri diversi e il discorso del supporto diretto perde un po’ di senso, quindi chi possiamo aiutare?

Il meglio per i negozi di dischi

Semplice. Prendete le vostre gambine, entrate in uno dei pochi negozi rimasti, iniziate una interazione sociale in presenza con la persona che vi trovate davanti, chiedete quello che vi serve, pagate e portate a casa, magari fate anche due chiacchiere. Lo so che è una cosa molto anni novanta, ma tende a dare soddisfazione. Attenzione, non parlo di entrare in un maledetto MediaWorld, multinazionale tedesca che non si differenzia molto da Amazon; parlo di un negozio di città, gestito dal titolare appassionato di musica, che ci crede e che spesso è un pozzo di cultura musicale. Sapete che a volte può essere più utile della Discover Weekly di Spotify? High Fidelity insegna.

Chiaramente acquistare da un negozio di dischi può valere per qualsiasi artista, ma per i grandi nomi è l’unica cosa utile che possiamo fare per alimentare una parte di sistema non in mano a una multinazionale e allo stesso tempo supportare i nostri artisti preferiti.

Se non avete un negozio di dischi decente vicino a casa potete virare verso la casa discografica, o eventualmente verso un negozio online indipendente dedicato al vostro genere preferito, o magari provare uno dei tanti negozianti che vendono anche per corrispondenza.

Tutto bello, ma costa di più

Vero, ma non troppo. Spesso non è nemmeno vero, soprattutto se compriamo dagli artisti. Ma pensateci, quanti dischi comprate realmente? Due Euro in più all’anno per ogni disco difficilmente vi manderanno in bancarotta. Con la differenza che molto di più di quei due Euro finirà nelle mani giuste.

Pensiamo però più in grande. Noi siamo appassionati di musica, ma esistono anche i lettori seriali, gli amanti del giardinaggio, del cinema o qualsiasi altro hobby che sta diventando monopolio di Amazon. Se ogni cliente del colosso scegliesse una o due famiglie di prodotti da acquistare localmente o alla fonte, cambierebbe tutto. Sì, perché dopo un po’ tutta l’offerta sarebbe livellata e noi appassionati di musica potremmo andare in libreria a comprare un libro allo stesso prezzo che troviamo su Amazon, e lo stesso potrebbe fare un lettore per comprare il suo CD occasionale. Potremmo cambiare il mondo.

Quindi cosa fare?

Dipende un po’ da voi e da chi volete supportare di più. Se siete estremamente affezionati al negozio di dischi potete comprare tutto lì, sicuramente fareste del bene. Per quanto mi riguarda seguo quanto detto prima. Artisti indipendenti? Compro da loro in diretta. Grandi nomi? Negozio di dischi.

Avere un supporto fisico in mano è già un piacere di per sé, la loro scomparsa ha profondamente cambiato la nostra percezione della musica (ne ho già parlato riguardo i classici e in occasione dell’ultimo fine anno), ma acquistarlo dando il massimo supporto possibile al sistema musica fa ancora più piacere.

Voi cosa ne pensate?

Luca Di Maio

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