Lo ammetto, le maschere mi piacciono molto (qualcuno ha detto Slipknot?): il fascino che si rifà al teatro greco, il mistero, la possibilità di urlare qualcosa soffocando per un po’ la vergogna che spesso ci blocca impedendoci di esprimerci al meglio. Non so se sia questo il motivo, o se sia una cosa puramente a livello commerciale, ma sicuramente anche il gruppo che vi voglio presentare oggi qualcosa da dire ce l’ha: gli Hollywood Undead. L’occasione per parlarne è l’uscita del loro nuovo EP Pslams, unito al fatto che in Italia sono ben poco conosciuti, ma andiamo con ordine.

Come spesso mi accade ero alla ricerca spasmodica di qualcosa di nuovo da ascoltare in base a gusti e umore del momento. Nello specifico qualcosa di rap (non sono un amante) con una carica rock, anzi…magari metal. Dopo una valanga di pezzi MetalCore (di moda al momento) mi imbatto in Undead. La conoscete la sensazione no? Quella di avere appena scoperto qualcosa che ci può dare estreme soddisfazioni? Ecco, quella.

Undead è la prima canzone del loro primo album Swan Songs, ed è un gran pezzo: un intro di tastiere ed elettronica fa da ingresso alla parte vocale che va dal growl, al pulito, al rap. Nulla di estremamente nuovo per carità, è da quando si parla di nu-metal che questo avviene: mischiare svariati generi già esistenti cercando di proporre qualcosa di nuovo. Prendo come esempio un po’ tutta la scena metalcore, i Bullet for My Valentine, gli Enter Shikari, gli Asking Alexandria (con i quali hanno fatto un Tour nel 2011). Senza togliere nulla a questi gruppi (alcuni dei quali spesso e volentieri ascolto), a mio avviso gli Hollywood Undead sono riusciti a miscelare stili musicali diversi trasmettendo qualcosa che cerco di continuo nel panorama musicale: un po’ di freschezza. 

Tutti i componenti del gruppo cantano regalando una grande dinamicità: i vari modi di rappare si fondono tra di loro molto bene, le chitarre sono prominenti nei brani decisi e acustiche in altri, l’elettronica e le tastiere sono un perfetto collante che porta ogni pezzo verso una direzione “più dura” o più “festosa”, alcuni fanno quasi effetto David Guetta. Come ben capirete è difficile definirli, perché un loro album va da un pezzo quasi metal ad una ballata quasi pop alla Backstreet Boys. Sicuramente sono rivolti ad un pubblico più giovane, possono però interessare a chi sente la mancanza di quei tempi quando si pogava con System of a Down, Limp Bizkit, Linkin Park e P.O.D. 

Non voglio descrivere nel dettaglio le vicissitudini della band (prima tra tutte l’abbandono della voce principale Deuce nel 2010) perché alla fine durante gli ormai 14 anni di carriera alle spalle, con 5 album studio e uno dal vivo, nulla è cambiato. Gli Hollywood fanno centro ogni volta continuando a trovare miscele che funzionano e sempre attuali grazie anche all’esperienza maturata negli anni. Nonostante la varietà estrema, i dischi infatti non risultano mai dei calderoni senza senso, anzi, riescono a trasmettere alla perfezione la loro attitudine al “fare esattamente quello che gli pare” senza alcun genere di compromesso. E non è poco.

Nella cassetta dedicata a loro trovate pezzi molto vari in modo da trasmettervi le stesse sensazioni che danno a me. Gli ultimi tre sono tratti proprio dal loro ultimo EP, in attesa del nuovo album in uscita nel 2019. Buon ascolto.

Fabio Baroncini

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