Non credo di avere né il vocabolario musicale, né l’esperienza di vita per parlare di Lema di Paolo Angeli. Il compositore sardo ha all’attivo qualcosa come quattordici dischi solisti oltre a decine di collaborazioni che spaziano tra musica tradizionale sarda, jazz, avanguardia pura, musica da camera, rock e forse tanto altro che non sono ancora riuscito ad ascoltare. Lema è un lavoro di una rara bellezza che lo vede protagonista unico assieme alla sua chitarra sarda preparata, alla sua voce e a un po’ di elettronica. No overdubs and no loops, ci tiene a precisare.
La chitarra sarda preparata è di fatto in parte simile a un violoncello,e sotto un certo profilo riesce a rendere le sue composizioni vicine a quello che più mi piace del minimalismo post-classico, ma con un elemento di organicità tattile difficile da trovare altrove. Anche l’elettronica è presente fisicamente, si può toccare, non passa solo attraverso, rimane. Già dalle primissime note di Periplo ci si può rendere conto della materialità di quello che si ascolta, dell’anima tangibile che passa attraverso il suono, di una sorta di malinconia piena di speranza che trasuda le note.
Il tutto culmina in Nakba, dove Angeli rilegge “If I Must Die” del poeta palestinese Refaat Alareer, interpretandola in gallurese grazie alla traduzione di Elena Morando. “Se dovessi morire, tu devi sopravvivere per raccontare la mia storia”.
Come dicevo, non ho il vocabolario per andare oltre, ma uno degli elementi più rilevanti della musica di Paolo Angeli è che non serve il vocabolario per apprezzarla, basta lasciarsi avvicinare rimanendo presenti e anche la musica rimarrà per un po’, un bel po’.