Il compianto compositore giapponese Ryuichi Sakamoto ha lasciato un testamento che fatico a non accostare a Blackstar di Bowie sotto il profilo filosofico. Certo, manca la teatralità dell’uscita simultanea con la scomparsa, ma forse proprio per questa ragione i due dischi sono ancora più vicini. Dove Bowie è stato sopra le righe, Sakamoto non ha voluto dare nell’occhio pur sapendo che 12 sarebbe stato la sua ultima fatica. Musicalmente estremizza la sua componente minimalista anche se si ritrova alternata a momenti quasi sognanti e più concreti. È un lavoro che nella sua semplicità porta a scuola le centinaia di compositori neoclassici che stanno provando a sbarcare il lunario nel mondo delle colonne sonore o del sync più becero. Dimostra che le poche note e le atmosfere contano molto più di clamorose orchestrazioni destinate ai soliti prevedibili crescendo. Incanto.
Ryuichi Sakamoto, 12: un testamento.
Scritto da: Luca Di Maio
Fondatore della webzine Metal Will Never Die nel lontano 2001, ha deciso di aprire MangiaCassette per sfogare la sua passione per la musica e per il cinema. Ultimamente è perso in una esplorazione musicale senza fine: dai minimalisti al post rock, dall'elettronica al progressive, dal jazz al metal.
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