Dopo il bellissimo video di I Go Deeper, presentato in anteprima su MangiaCassette lo scorso Dicembre, ho il piacere di proporvi in anteprima anche l’ultimissima produzione di Stefano Panunzi I Am!.

Questa volta si tratta di una composizione strumentale, sempre presente sul suo ultimo lavoro Beyond The Illusion, e ci dà modo di apprezzare un lato diverso della musica del tastierista-compositore romano. Ascoltando il pezzo succede esattamente quello che spera Panunzi, ovvero si viene assaliti da una sorta di piacevole malinconia che abbraccia il titolo del pezzo portandoci a raccontarci, da soli di fronte a noi stessi.

Il video che state per vedere aggiunge due elementi fondamentali rispetto al semplice ascolto su disco; il primo è quello visivo, il secondo è una poesia di John Clare in apertura. Le parole narrate da Robby Aceto massimizzano le sensazioni prodotte dalla musica, e si andranno a espandere nel video. Si tratta di una storia universale, di un uomo perso nel suo presente alla continua ricerca dell’immagine che ha di sè stesso; e proprio nel momento in cui gli riesce questo impossibile confronto è in grado di vedersi realmente, e forse anche di accettarsi.

Ma questa è solo la mia interpretazione. Ora vi lascio alla poesia, con la sua traduzione in italiano, e al video. Buon ascolto e buona visione.

I am!

I am—yet what I am none cares or knows;
My friends forsake me like a memory lost:
I am the self-consumer of my woes—
They rise and vanish in oblivious host,
Like shadows in love’s frenzied stifled throes
And yet I am, and live—like vapours tossed

Into the nothingness of scorn and noise,
Into the living sea of waking dreams,
Where there is neither sense of life or joys,
But the vast shipwreck of my life’s esteems;
Even the dearest that I loved the best
Are strange—nay, rather, stranger than the rest.

I long for scenes where man hath never trod
A place where woman never smiled or wept
There to abide with my Creator, God,
And sleep as I in childhood sweetly slept,
Untroubling and untroubled where I lie
The grass below—above the vaulted sky.

John Clare (Helpston, 13 July 1793– Northampton, 20 May 1864)

Io sono!

Io sono—ma cosa sono chi lo sa a chi importa;
mi hanno dimenticato i miei amici come un ricordo perduto:
rimastico fra me i dolori—
sorgono svaniscono in armata d’oblio,
come ombre nei soffocati frenetici spasmi dell’amore
eppure io sono, e vivo—come scossi vapori

nel nulla del disprezzo e del rumore,
nel vivo mare dei sogni a occhi aperti,
dove non c’è un senso a vita o gioie
se non l’immenso naufragio dei miei meriti;
perfino i più cari quelli più amati
sono estranei—anzi, ancora più estranei che gli altri.

Cerco scenari mai calcati da orma d’uomo
un luogo dove mai donna abbia sorriso o pianto,
per dimorarvi con il mio Creatore,
e dormire come dolcemente dormivo bambino,
non turbando e non turbato dove mi distenda
l’erba sotto di me—sopra la volta del cielo.

(traduzione di Simonetta Longo)

 

 

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