Non so se capita anche a voi, ma per me esistono artisti dotati di un marchio di garanzia di qualità e fra questi di certo ci sono i Mogwai.

Gruppo scozzese di lunga data, venticinque anni di onoratissima carriera, dieci album compreso quest’ultimo: As the love continues è il disco della consapevolezza. Una consapevolezza che gli permette di esplorare con leggerezza e libertà nuovi suoni e di sperimentare con una bravura assoluta anche stili diversi dal post–rock che per anni li ha definiti. Questo non ha impedito loro di mantenere il caratteristico modus operandi, arricchendolo però di una maestà del suono che lo rende molto efficace e profondo. È il racconto del percorso da essi compiuto in questi cinque lustri durante i quali ci hanno regalato delle perle assolute come Take me somewhere nice.

L’album esce a venticinque anni esatti dal singolo di esordio Tuner/Lower, proprio come se fosse una sorta di mèta raggiunta, un modo per festeggiare la libertà di suonare come sanno fare e come desiderano fare. Il disco è stato composto in remoto insieme al produttore Dave Fridman e con due collaborazioni determinanti.

Atticus Ross dei NIN suona con i Mogwai in Midnight Flit, dove si sente maestoso il connubio con gli archi che esplodono irruenti e che porca miseria, fidatevi: i brividi pervaderanno tutto il vostro essere fino a spogliarvi del vostro corpo e catapultarvi in qualunque posto vogliate essere, provando un senso di pace e di serenità totali.
Immediatamente dopo questo viaggio psicotico e liberatorio, il talentuoso sassofonista Colin Stetson suona in Pat Stains, brano che ha il marchio del Mogwai spleen.

Il disco è composto da undici tracce, dieci strumentali e una cantata, e ci regala sessantuno minuti di un fantastico e celestiale estraniarsi dalla realtà; come se la band avesse compreso la necessità di uscire da tutto quello che gli ultimi lunghissimi mesi sono stati per tutti noi. E forse anche per loro stessi.

C’è sempre quella malinconia e quella eterea tristezza che li contraddistingue, tanto che l’opener To the bin my friend, tonight we vacate earth è un inizio quasi straziante e nello stesso tempo catartico. Il disco prosegue poi con Here we, here we , here we go forever, caratterizzato da un suono distorto che fa quasi da voce che urla “Eccoci per sempre”!

Dry Fantasy è il primo singolo estratto dall’album, un brano quasi ambient con venature di elettronica che a me fa immaginare di fluttuare in un luogo pieno di palme, non so perché. Forse perché è un luogo di pace e serenità.

L’unico brano cantato del disco Ritchie Sacramento è un vero capolavoro con la voce di Stuart Braithwaite ed è dedicato alle persone che i Mogwai hanno perso durante il loro percorso musicale e di vita personale: “My oldest friend that I barely knew / So much fun hanging around in the dark / You stop time, managed to somehow find a way / out of here, dagger in everyone’s heart”. Cosa dire di più?!

I tre brani successivi, Drive the nail, Fuck off money e Ceiling Granny sono tutti caratterizzati da suoni piuttosto underground e da schitarrate potenti, quasi incazzate direi. Che poi quel Fuck off money con massiccio synth che sembra sottolineare il senso del brano, quante volte l’abbiamo pensato tutti eh!

Le ultime due tracce del disco Supposedly, we were nightmares e It’s what I want to do, mum sono la perfetta conclusione di questo trip musicale ricco, denso, potente, profondo, coinvolgente, perfetto che vi consiglio di fare.
Anche più volte.

MaRo

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